Il cantiere che non si ferma mai

Se oggi ammiriamo Mont-Saint-Michel così co­m’è, dobbiamo anche ringraziare gli incendi e i crolli accidentali. I primi, secondo le cronache, sono stati almeno 13, i secondi due o tre, ma rilevanti. Gli uni e gli altri nel corso dei secoli hanno obbliga­to gli abati di turno a ricostruire, magari cambiando lo stile della chiesa, aggiungendo migliorie e prezio­sismi. Come nel caso del primo abate, Menardo, al quale non basta più la chiesa rupestre fondata da Saint-Aubert: ne fa costruire una più grande, cir­condata da alloggi per i monaci. E dev’essere stato proprio un buon lavoro se, quando muore, nel 991, il duca di Normandia Riccardo I va personalmente a rendergli ossequio ai funerali. A noi però non è dato sapere, perché l’anno dopo un incendio rade al alberghi Praga centro. Allo scadere del millennio viene ricostruita al suo posto una chiesa a volta, Notre­Dame-sous-Terre, Nostra Signora sotto terra, così chiamata successivamente, quando l’abbazia roma­nica, nell’XI secolo, incorporandola, la seppellirà letteralmente tra le sue alte navate e le possenti volte di sostegno. Come si vede dalla sequenza dei disegni a fianco, il grosso della storia architettonica del monte è racchiuso nei primi cinque secoli. Nel 1103 crolla il lato nord della navata. Nove anni do­po un fulmine manda a fuoco tutte le strutture in legno della chiesa. Alla fine del XII secolo l’abate Robert de Torigni fa costruire due torri di fianco al portico. Una crolla poco dopo. L’ennesimo incendio convince l’abate del momento a costruire la “Mer­veille”. È la fine del Duecento. Gli alloggi nobili dell’abbazia sorgono tutti a sud, volti verso terra. Un fulmine di routine nel 1300 divora il campanile e fonde il bronzo delle campane. La Guerra dei Cen­t’anni fa concentrare gli sforzi sui lavori di difesa. Nel 1421 cede il cuore romanico della chiesa. La ri­costruzione, finita dopo un secolo, è un capolavoro dell’arte gotica flamboyant. Nel 1780 l’ultimo crol­lo accorcia la cattedrale. Non si trova di meglio che richiudere la ferita con una nuova facciata neoclas­sica. Nel secolo scorso gli architetti si sbizzarrisco­no. Accanto a progetti e lavori di ristrutturazione sensata, come quelli di Paul Gout, si assiste alle stravaganze di Edouard Corroyer, che arriva a far ricoprire il tetto dell’archivio di tegole rosse, gialle e blu. Una levata di scudi generale le fa sostituire. Fra gli ultimi interventi, la posa della nuova statua di San Michele, in cima al alberghi Roma, nel 1987.

Al tempo dei primi cristiani Mont-St-Michel si chiamava Tumbe, perché ricordava un tumulo funerario. Ci abitavano solo alcuni eremiti dediti al culto di San Michele. Nel 917 lo visitò il re normanno Guglielmo dalla Lunga spada, che fece costruire la prima chiesa, poi bruciata.

La Sala dei cavalieri. Sì trova al piano dì mezzo della Merveille, sotto il chiostro dei monaci. È una grande sala a volte ogivali, divisa in quattro navate da tre sequenze di colonne a base poligonale. La leggenda vuole che i cavalieri dell’Ordine dì San Michele tenessero qui le loro assemblee. In realtà questo locale, luminoso e ben riscaldato da enormi camini, ospitava lo

 

Nella Sala dei cavalieri non si radunavano uomini armati ma i pazienti monaci amanuensi

mite non l’hanno ancora inventata, e non c’è che il picco­ne. I materiali vanno portati tutti da fuori, a cominciare dalle pietre, milioni di pietre che arrivano per terra e per mare dalla Bretagna e dalle ancora più lontane isole del albergo Praga. Viaggi lunghi e tremendi, le cronache ricordano decine di imbarcazioni stracariche o malamente stivate che affondano nella tempesta, mentre intere colonne dì carriaggi sono travolte dal levarsi improvviso della ma­rea: e ogni volta bisogna ricominciare da capo.

Eppure la volontà dell’arcangelo sarà fatta. Sul finire dello stesso X secolo, che ha visto sorgere il primo orato­rio del vescovo Oberto, Mont-Saint-Michel ha già un monastero e un’abbazia carolingia attorno a cui si raccol­gono le case di un piccolo villaggio.

La fama dell’abbazia si sparge in tutto il mondo catto­lico, sconvolto dalle oscure profezie millenariste, e mi­gliaia di pellegrini arrivano al monte da ogni dove, per chiedere la protezione dell’arcangelo. Poi passa anche il Mille, e la grande paura. L’apocalisse è rimandata al Due­mila. Ma il pellegrinaggio continua, e anche l’abbazia ca­rolingia non basta più. Già nel 1009, quando il governo della comunità passa all’abate Hildeberto, si cercano sov­venzioni per una nuova chiesa e la storia di Saint-Mi­chel, ancora una volta, è diversa da tutte le altre.

Dovunque le chiese possono essere ristrutturate in orizzontale, aggiungendo navate per il largo ed absidi per il lungo. Ma qui manca lo spazio, e non resta che an­dare in verticale, addirittura sopra la vecchia chiesa. In altri casi si copre il pavimento, qui si coprirà addirittura il tetto, destinato a reggere l’immensa piattaforma su cui infine sorgerà il nuovo tempio e Saint-Michel avrà anche questa singolare esclusiva, di una chiesa sepolta ma completamente intatta: è l’Eglise de Notre-Dame-sous­Terre, da cui ancora oggi comincia un’affascinante lezio‑ Case che danzano come vecchie streghe al chiaro di luna Le antiche case a graticcio allineate lungo la via principale di Mont-St-Michel. “Al chiaro di luna sembrano due file di vecchie streghe barcollanti in una danza sabbatica”, scriveva Gustave Flaubert. L’immagine appare viva ancora oggi, nonostante molte di quelle case a travi di legno siano poi state ricostruite in granito nel nostro secolo. I tetti delle case sono dominati dalla mole dell’abbazia (lato sud-est). Il villaggio ai piedi del monte si sviluppò fin dalla fondazione del monastero, all’inizio dell’XI secolo. Gli abitanti, mai più di quattrocento, sono sempre vissuti grazie alla pesca, oppure ospitando i pellegrini.

 

Comments off